Una delle cose che mi piace fare è pedalare, così nei giorni scorsi ho deciso di fare un giro in bici nella zona di Venzone.
Ne ho approfittato per visitare la Casa delle Farfalle di Bordano, per poi proseguire verso il Lago di Cavazzo e Tolmezzo.
Lungo la strada ho incontrato un giovane ciclista seduto all’ombra di un albero, con la bicicletta distesa davanti a lui.
Visto il caldo, mi sono fermata per chiedere se avesse bisogno di qualcosa. Mi ha risposto che aveva bucato un paio di volte, che aveva il copertone sgonfio e stava aspettando una persona che venisse a prenderlo.
Io, che ho una certa età e pedalo su una bici da strada anch’essa non più giovanissima, porto sempre con me ciò che serve per un’eventuale foratura. Giusto per far fronte alla legge di Murphy.
Così gli ho prestato una piccola pompa che porto sempre con me. L’avevo trovata in un pacco gara quando, anni fa, partecipavo alle granfondo di mountain bike.
Una volta rigonfiato il copertone, entrambi abbiamo ripreso a pedalare, ognuno lungo la propria strada.
Era un giovanissimo ciclista professionista della Bardiani CSF Saber.
La mia riflessione
Durante il rientro, lungo un tratto della ciclovia FVG6, ho ripensato a quando partecipavo alle gare di mountain bike. A come me la cavassi abbastanza bene in salita, mentre le discese erano il mio tallone d’Achille. Eppure, c’erano giornate in cui affrontavo le discese anche tecniche con tranquillità e altre in cui ero rigida e contratta anche su semplici percorsi.
Questa riflessione mi ha portata a capire che spesso erano le mie emozioni a guidarmi e che, di conseguenza, influenzavano il mio risultato sportivo.
Mi sono chiesta: cosa faceva davvero la differenza?
La conclusione è stata che, quando mi ascoltavo e accoglievo le mie emozioni, la giornata cambiava e, di conseguenza, migliorava anche la mia capacità di affrontare le discese.
I pensieri, accompagnati dalla natura e dalle acque del Tagliamento, mi hanno portata a riflettere su come oggi mi preparo per le sessioni di coaching e per i momenti in cui mi siedo al tornio per fare ceramica. Entrambe le attività possono essere influenzate dal mio stato d’animo.
Anche in questi casi, prima di iniziare, mi ascolto, accolgo il mio stato emotivo e poi scelgo di mettere in standby tutto ciò che è al di fuori di quello che sto per fare.
Valutare ciò che potrebbe influenzare negativamente l’attività che ci apprestiamo a svolgere (nel coaching si parla di cicli aperti) e decidere consapevolmente come gestirlo aiuta a migliorare l’attenzione e a preservare le energie necessarie per ciò che conta davvero.
E tu?
Quale strategia utilizzi per gestire le tue attività più importanti?
Nella foto il Lago di Cavazzo








